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C'era una volta...la ferrovia Stampa E-mail

 

 

La vita è così strana. Quando ormai sei alla fine del lungo viaggio e senti ormai il peso degli anni, ti capitano certe cose che non riesci a dare un significato, tanto imprevedibili e strane riescono ad essere.
Tutte noi eravamo su un binario morto che doveva porre fine alla nostra lunga e tormentosa vita; eravamo in pessime condizioni, distrutte dalle intemperie e dalle mani dei vandali; ed alcune di noi erano accecate da pesanti pannelli di ferro in dispregio alla nostra bellezza antica.
Ma ecco l’imprevisto.

Alcune persone ci hanno fatto capire che non eravamo alla fine, ma che potevamo e dovevamo essere quelle di un tempo.
Certamente non ci credevamo neanche noi di risorgere dalle nostre ceneri, visto lo stato di abbandono in cui eravamo. Ma la testardaggine e il coraggio di queste persone vinse la nostra indifferenza, e presto ci rendemmo conto che si faceva sul serio e che si poteva sognare ad occhi aperti e ad essere quello che eravamo.

Tutti noi siamo nati tra il 1905 e il 1935; e siamo felici che state viaggiando su di noi che siamo del secolo scorso.
Quello che abbiamo visto, voi non ve lo immaginate neanche; quanta gente ha affollato i nostri compartimenti; quante epoche abbiamo attraversato; abbiamo conosciuto la misera dell’uomo ma anche la sua nobiltà; abbiamo visto i vostri genitori, noi li abbiamo conosciuti e li abbiamo accompagnati nel loro viaggio; forse loro ci hanno degnato di uno sguardo, ma sicuramente ci hanno sempre portato nei loro cuori
.Noi rappresentiamo anche la storia d’Italia. Forse non l’abbiamo fatta, ma c’eravamo.
E’ un sogno bello quello che stiamo vivendo, forse nessuno di voi potrà riviverlo alla nostra età; forse è avvenuto per facoltà che solo certe persone posseggono, che solo Lui che tutto governa ha chiaro nella sua mente.
E’ un miracolo che di giorno in giorno si definisce sempre più, perché continuamente si da sostegno alla operazione “giovinezza”.
Infatti tutti noi ci siamo spogliati dei panni dell’ epoca moderna e abbiamo indossato quelli degli anni 30.
Siamo stati riportate alle origini, quando giovani correvamo per tutta l’Italia nei colori sobri e nobili del bruno/isabella; insieme a tutto quello che faceva parte delle caratteristiche degli usi e costumi di un tempo. Non sappiamo come hanno fatto, ( solo quelli dell’ATSP lo sanno ), ma i risultati sono incoraggianti.

Negli anni 30 il nostro paese viveva un momento storico di grande intensità, e tra le nazione europee si faceva a gara per dimostrare intraprendenza politica e potenza industriale.
Il Fascismo era all’apice della sua ascesa politica e sociale, e innumerevoli erano le iniziative e le manifestazioni in favore di imprese eroiche e opere pubbliche.
Le direttive del governo imponevano una accelerazione al modernismo e alla grandezza del popolo italiano, foriero di grande imprese e di grande ingegno.
L’industria fu chiamata a questo glorioso compito, e in competizione internazionale, realizzava progetti e materiali di grande interesse e qualità.
Le ferrovie, centro motore del modernismo e della civiltà in progresso, furono chiamate ad assumere un compito primario nell’immagine di una Italia che cambia in grande potenza ed efficienza.
I treni migliorarono la loro qualità e la loro struttura tecnologica; e furono messi in circolazione macchine e carrozze all’avanguardia della tecnologia e del confort. Il treno divenne un mezzo di locomozione di massa.
Ci fu un rapito sviluppo delle tecnologie legate all’esercizio ferroviario delle linee e della trazione.
E noi fummo proprio per questo.
Voi pensate che eravamo proprio così; come ora ci state osservando?; eravamo bellissime.
Tutte noi eravamo in stile classico, con pizzi e merletti, con tendine e broccati; con lampadari lavorati in bronzo e coppe di vetro di finissima fattura a forma di margherita; manigIierie e passami in ottone sempre lucido e splendente, con rifiniture in legni pregiati finemente intarsiati. Era un piacere viaggiare: noi accoglievamo il viaggiatore con tanto calore e amore. Doveva rendersi conto che il viaggio non era… un pò morire.
Eravamo,poi, al centro dell’attenzione.
I ferrovieri di un tempo era altra gente. Sembrava che solo noi eravamo nei loro interessi. La cura certosina dei nostri malanni; l’efficienza di tutti i nostri componenti; la puntualità dei nostri viaggi erano oggetto a grande impegno. E che dire della simbiosi dell’uomo e della macchina che proprio in ferrovia trovava la sua eccellente realtà.
Pochi erano coloro che ci mancavano di rispetto. Si veniva in stazione a vedere il “Treno”; e si sognava….
Attraversammo tutti gli anni 30 al galoppo di progetti, esperimenti e realizzazioni.
La trazione a vapore, regina incontrastata degli anni precedenti, non poteva più crescere; si era fatto tanto per aumentare la velocità e la forza di trazione per convogli più pesanti. Infatti si abbandonò la progettazione e la costruzione di locomotive a vapore, al massimo si migliorò quella già esistente con vari accorgimenti per aumentare la velocità e l’economicità.
Negli anni trenta ci si convinse che il futuro della ferrovia era nella trazione elettrica.
Il dilemma era sul tipo di corrente elettrica, se a corrente alternata o a corrente continua. Allora prevalse quella alternata, ma si vide subito che senza l’elettronica di potenza aveva ben poco da offrire. Nello stesso tempo sulla Foggia-Benevento erano iniziate da tempo le prove con trazione a corrente continua a 3.000 volts; e i risultati raggiunti erano confortanti, tanto che si dette inizio alla produzione in serie di locomotive a C/C continua, per poi estenderla su tutta la rete italiana.
Le locomotive pioniere di questa trazione furono le E 626 ;( quella che vi” tira” oggi è proprio una di essa che è nata nel 1935, e che con tanta potenza che ancora possiede, ci porta a spasso per la bella Puglia. Non giudicatela vecchia; dal 1999 in tanti viaggi non si è mai fermata per un malanno, anzi al suo attivo ha anche un recupero in linea di una sorella più giovane).
Altro elemento di grande importanza della trazione elettrica a 3000 v era la velocità e la trazione pesante.
Il Regime fascista puntò molto sulla velocità e sulla puntualità dei treni, tanto che furono costruite locomotive che raggiungevano velocità superiori ai 200 km/h e che per il regime fu vanto d’orgoglio e di efficienza.
Ma poi venne la guerra a rovinare tutto.

LA GUERRA

Il 1940 vide l’entrata dell’Italia in guerra al fianco della Germania. Si credeva che doveva essere breve; invece durò 5 lunghi anni, con grandi drammi per la gente e per il paese.
Le Ferrovie dello Stato sopportarono il pesante onere dovuto al gravoso compito del trasporto truppe e materiali.
Come ovvio la guerra fermò il rinnovamento tecnologico e l’estensione delle linee elettriche.
Ma soprattutto le guerra operò una sistematica distruzione sia del parco rotabili che delle linee e dei viadotti; stazioni, depositi, impianti vari furono distrutti sia da bombardamenti aerei degli Alleati che da atti di sabotaggio della Resistenza. Incise anche la sistematica distruzione delle linee da parte dei Tedeschi in ritirata, per ritardare l’avanzata alleata.
Non vi posso raccontare la tanta paura che ci accompagno per tutta la guerra. Eravamo allo scoperto, esposti ad ogni azione bellica, e quante volte ognuna di noi dovette stringere i denti e andare avanti con ogni mezzo e aiutare la gente che si affollava su di noi per ritornare tra i loro cari o per fuggire la morte. Ma abbiamo conosciuto anche i malvagi, quelli che abusarono di noi fino all’inverosimile.
E i ferrovieri! Senza ormai nulla, ci curavano con tanto sacrificio, ben consci che senza i treni il dramma sarebbe stato più grande per gli Italiani.
Si camminava su linee pericolose, con carbone di pessima qualità che sviluppava basse potenze nelle locomotive e non permetteva superamento agevole delle pendenze.
Assistetti anche da parte della gente a veri e propri assalti al treno, in punti dove si rallentava per situazioni difficili; con la gente stipata in ogni dove, perfino sui respingenti sui predellini, sui tetti delle carrozze.
Quanta gente ho visto morire per cadute varie. Ma quello che una di noi non può dimenticare e il dramma di Balvano del 1944 dove morirono per asfissia oltre 500 disperati di poveri italiani, per un treno che con un peso non previsto si andò a fermare in una lunga galleria.
I danni che noi subimmo furono gravi; ma grazie alla operosità dei ferrovieri in poco tempo riprendemmo le energie e la vitalità.

LA RINASCITA

Non si sapeva da dove incominciare. C’era da rifare tutto.
Si incominciò a rimettere alla ben meglio in riordino le linee principali del paese, almeno per ripristinare una parvenza di vitalità; poi si ripararono tutti quei rotabili che avevano avuto pochi danni, e con la buona volontà ripartì il treno.
Si era ritornati indietro di 50 anni. Riprese vigore la trazione a vapore, per la difficoltà di reperire materiali atti a rimettere in funzione le linee elettriche e le centrali.
Noi eravamo un’altra volta l’unico mezzo di trasporto in Italia; e questo lo fu per alcuni anni.
Poi ripartì tutto lentamente. Il peggio era passato:
Fummo sballottate da un’officina all’altra, mentre dovevamo assolvere al nostro compito di far muovere l’Italia. Molte di noi subirono rifacimenti e ricostruzioni, prima che entrassero in circolazione vetture nuove e più confortevoli.
Gli anni 50 ci videro protagoniste in ogni angolo della penisola. Vedemmo finalmente gli italiani lavorare per il bene comune; anche se accompagnammo tanta gente del sud in cerca di fortuna.
Un epoca era finita; e giustamente anche noi stesse ci cambiammo d’abito, proprio per far vedere di più tutto questo. E così si ebbe il terzo rifacimento della colorazione delle vetture( il primo, quello originario era il verde vagone e nero); questa volta in solo marrone; un colore poi non tanto dissimile da quello bruno/isabella, che spesso confondeva il tutto.
Era finita un’epoca o ne era nata un’altra diversa nella forma ma identica nel contenuto?
Siamo alla fine degli anni 50, mentre si gioisce per una vita ritrovata, per noi inizia un lento declino; ma oggi…


Dott.Prof. Oreste Serrano

Presidente ATSP

 

 
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